Infrastrutture per i dati da NASA

Attenzione: articolo rivolto a medie aziende o micro, piccole aziende molto, molto particolari come start up molto avanzate e particolarmente innovative. 

 

Nell’articolo precedente hai letto degli hypervisor, che consentono di creare ad amministrare computer virtuali, o macchine, quindi infrastrutture informatiche. In questa sede vediamo come averne indirettamente uno per la tua azienda, cosa poco probabile vista la premessa: mi è capitato di avere a che fare con una agenzia di branding, quindi di un tipo di marketing, che aveva creato computer virtuali per un cliente. Più precisamente questo articolo si rivolge ad aziende, anche interessate alla scienza dei dati, che hanno bisogno di avere più di 20 macchine virtuali. Altrimenti bastano hypervisor molto meno complessi, come Hyper V, oggetto di un successivo articolo.

 

La soluzione, OpenStack, viene proprio dalla NASA, e purtroppo risulta un caso dove il nome si porta dietro una certa complessità, ma qui sceglierò una variante di soluzione più accessibile. 

Certe aziende possono avere la necessità di sviluppare un cloud privato, in questo caso inteso come infrastrutture come servizi (IaaS). Ha costi più contenuti esclusi quelli in competenze, ma soprattutto più prevedibili, rispetto un cloud detto pubblico come quello di Amazon, Microsoft, Google, Oracle. Infrastruttura come servizio può significare creare varie macchine virtuali per il cliente. 

 

Si ma cosa c’entra con la statistica?

Supponiamo che vuoi creare una macchina o computer virtuale solo per un microservizio, statistico o meno, specifico. Utilizzando microstack, la versione più semplice da installare di OpenStack, tramite “snap” su un sistema Ubuntu, puoi scegliere il taglio di questa istanza computazionale tramite il “flavor”, che permette di selezionare risorse computazionali come vCPU e RAM. Per chi conosce un certo servizio di Amazon, i nomi delle flavor gli sembreranno familiari. 

Conviene installare certi servizi statistici, ad esempio Airbyte, su macchine virtuali dedicate (istanze usando il lessico di OpenStack) e non su altre macchine con già altri servizi, perché in caso di problemi, anche di forza maggiore, i disservizi aumentano. 

Questo tipo di soluzione, OpenStack, non a caso viene utilizzata come opzione da un fornitore noto in Italia: Aruba. E non a caso dei VPS vengono creati grazie a questa tecnologia. 

 

Volendo OpenStack si può gestire con un strumento noto a degli sviluppatori, che ha un nome a mio avviso azzeccato per la creazione di infrastrutture digitali: terraform. 

 

Attenzione: quando si implementa questa soluzione, bisogna anche occuparsi della sicurezza lato corrente, tramite gruppo continuità, e lato istanza: servono “due pompe” nel caso una ha un problema. 

Qualcuno argomenterebbe che il cloud non si può mettere assieme alla parola hypervisor. 

 

Vuoi approfondire se questo tipo di soluzione fa al caso tuo? Discutiamone in una prima chiamata gratuita.

 

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