Tutti abbiamo visto più volte il bastone alato con due serpenti. Questi rappresentano la dose terapeutica e la dose tossica, il veleno. Il bastone alato rappresenta la medicina, o chi la rappresenta professionalmente, perché si eleva sopra le parti in quanto conoscitore dell’una e dell’altra.
Vale lo stesso per i modelli statistici, dove la dose teraputica risulta quanto spiega il modello del fenomeno di interesse aziendale, quali fatturato, probabilità di conversione del potenziale cliente, etc., la parte tossica risulta il termine d’errore del modello, quasi sempre presente nei modelli statistici. Il costo di approssimare la realtà ad una equazione, direbbero i matematici.
Lo statistico, idealmente così come per tanti medici, ha la conoscenza per bilanciare errore ed utilità del modello. Non necessariamente modelli che spiegano il 40% vanno buttati, così come non necessariamente modelli che spiegano l’87% diventano una sicurezza: il veleno, l’errore, va monitorato così come il dentista fa qualche visita di controllo dopo l’estrazione del dente del giudizio, il chirurgo visita dopo l’intervento. L’errore lasciato a se stesso, come le ferite mal gestite o “garze dimenticate”, possono diventare terreno fertile per la proliferazione di agenti patogeni. Dai batteri a processi aziendali scollati dalla realtà.
Così come dei chirurghi, che vedono i pazienti solo come un numero, aumentano il rischio di malasanità, anche gli statistici, o scienziati dei dati, che non si relazionano con i clienti possono fare malastatistica.
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