Intelligenza artificiale, automazione o industriosità?

Dal 2022 al 2024 assistiamo ad una nuova impennata del termine intelligenza artificiale, trainata dai recenti sviluppi dei modelli linguistici come GPT, che qualcuno chiama intelligenza artificiale generativa, altri copiativa. Qualche accademico dice che il prossimo biennio avrà come nuova moda l’apprendimento per rinforzo, che fa anche capire come funziona il comportamento animale, che finirà anch’esso sotto il cappello della intelligenza artificiale. STATiCalmo di solito parla di apprendimento statistico, per i modelli statistici, per indicare ciò che qualcuno chiama intelligenza artificiale, anche nel contesto delle reti neurali, un modello ispirato dalla biologia, quindi l’intelligenza naturale. Il termine intelligenza artificiale sta diventando un tubo vuoto? Con questo articolo vogliono stuzzicarti una riflessione che utilizza contesti diversi.

 

La maggior parte dei lettori di questo blog ha giocato ad almeno un videogioco. La difficoltà del gioco non dipende solo da parametri del personaggio e nemici come quantità di vita (HP), quantità di danni, ma dal comportamento del nemico. Questo può dipendere a sua volta da parametri a priori, quindi qualcosa di assolutamente non intelligente, come ad esempio il raggio di visione, nel caso di un gioco di guerra. In giochi più avanzati il nemico può cambiare strategia in funzione della nostra strategia (Half-life, Halo, Alien: Isolation, etc.), tramite un ciclo che continua a monitorare l’ambiente e agisce in funzione della massimizzazione della sua ricompensa: ucciderci. In altre parole una serie di caratteristiche “a priori” fanno emergere un comportamento che possiamo identificare come intelligente, ma non nella modalità definita in un’altro articolo

 

Parte dei lettori di questo blog hanno sicuramente assistito al dibattito pubblico sull’energia nucleare post-incidente di Fukushima, o all’esame delle scuole medie hanno presentato il plastico di una centrale nucleare, come il sottoscritto. Quindi sanno che si tratta di macchine del vapore glorificate, ad oggi. In un sito produttivo come questo, abbiamo vari monitoraggi ed attuazioni automatiche. Ad esempio, la temperatura del nocciolo, o reattore, può essere regolata principalmente tramite il flusso d’acqua di raffreddamento (es. fiume deviato). Se la temperatura del nocciolo aumenta, l’automazione aumenterà il flusso d’acqua per raffreddarlo. Più precisamente, la sonda temperatura manda il segnale alla pompa che aumenterà la portata volumetrica d’acqua. Se la temperatura del nocciolo diminuisce, l’automazione ridurrà il flusso d’acqua per evitare di raffreddarlo eccessivamente e diminuire la portata volumetrica del vapore, che influenzerà la velocità della turbina, e questa velocità abbasserà l’energia in uscita dal generatore, a seconda anche della domanda della rete. In questo caso abbiamo una serie di “se” che fanno emergere un comportamento sensato, a partire da un flusso di dati. Ma possiamo definire il sito produttivo, col suo insieme di sonde, pompe, valvole, sala macchine, una intelligenza artificiale? Se vediamo il sito produttivo come un’agente che ottimizza la resa economica dell’azienda in funzione dell’ambiente mercato (la domanda di energia elettrica), si. Ma a me sembra veramente una forzatura. 

 

Parte dei lettori di questo blog hanno capito cosa significa modello statistico e quando serve. Se nella consulenza statistica spiego un fenomeno quale la propensione all’acquisto per un prodotto di una azienda, mi ritroverò con una probabilità che posso trasformare in “acquirente / non acquirente”, una previsione. Posso notificare questa etichetta ad un venditore per ogni utente in ingresso, che quindi proseguirà o meno alla trattativa. Posso creare questo modello utilizzando la stessa tecnica che usano in alcuni giochi, ossia un albero decisionale, anche se in quel contesto prende il nome di albero comportamentale. L’albero contiene delle automazioni costruibili in modi diversi, ad esempio tramite l’indice di Gini, che si usa anche in economia. 

 

Credo che a questo punto avrai pensato che la quantità di automazioni porta alla intelligenza intesa come qualità. Esistono infatti varie branche che indagano questa classificazione. 

Nel nostro corpo, infatti, abbiamo vari cicli, o automazioni, chimici: da quello per l’energia (Krebs) a quello per gestire i sottoprodotti del ciclo per l’energia (urea). Quindi questi cicli hanno anche dei sotto cicli, come i cicli annidati nell’informatica. A guardarli separatamente non si può parlare di intelligenza, al massimo si può rimanere sbalorditi della loro complessità e dalla poesia del loro meccanismo. Ma vale lo stesso se si guardano separatamente i cicli di un sito produttivo o di un modello statistico, pur se risultano molto meno complessi di quelli del corpo umano. Addirittura l’apprendimento statistico viene accusato di fare semplice logica condizionale tramite “se/altrimenti”, questo a causa di start-up ed aziende che hanno voluto attrarre qualche pollo in più inserendo la parolina magica “intelligenza artificiale”. 

Ogni giorno, milioni di persone si alzano dal letto tramite un segnale acustico, prendono un mezzo, vanno a lavorare, tornano a casa, cenano, si svagano e vanno a dormire. Quasi ogni giorno ripetono questo ciclo, ed ogni parte della giornata ha i suoi sotto cicli. Vista così, sapresti indicare, con l’indice, l’intelligenza in quelle giornate?

Esiste uno spettro dove la quantità di automazioni diventano intelligenza? Non lo so, ma se ti interessa filtrare l’intelligenza artificiale che può servire alla tua azienda dalla fuffa, possiamo farlo conoscendoci in una chiamata gratuita di circa 30 minuti

 

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